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WJs. Portare il network fuori dalla rete

La prima a concepire un figlio fu la musica. Al piccolo venne dato il nome di DJ, disc jockey, letteralmente il “fantino dei dischi”. La tradizione vuole questo pargolo illegittimo come un clandestino, un temerario infante che nelle prime discoteche francesi, nate durante la seconda guerra mondiale, impilasse dischi jazz e blues sul grammofono dei locali, sfidando la censura nazista. Poi venne il tempo del video. I primi sintetizzatori si materializzano nei garage di alcuni pionieri dell’arte e dell’entertainment di inizio anni ‘70. Nacquero così i VJ. Vennero poi i transistor a basso prezzo, i circuiti integrati, l’era digitale, il computer ed il software.

L’ultima, a riprodursi, in questa genealogia dal sapore trasgressivo e tecnologico è stata la Rete. La net culture ha clonato questi frutti impuri ed ha sintetizzato la sua prole, i WJs. Il Web Jockey ora cavalca le praterie del web e come ogni buon figlio ha un compito, distruggere e ricostruire, a modo suo, quello che i genitori hanno creato, facendo incetta di immagini, testi suoni, video, rimescolando il flusso informatico del web, ricreando fantasiosi e sensuali percorsi di navigazione che si stagliano luminosi sugli schermi multipli dello stage.

Il progetto Wjs nasce in Francia, da un concept di Anne Roquigny, media arts curator e coinvolge diversi soggetti tra artisti, ricercatori, professionisti della comunicazione, teorici dei new media. Si avvale di un software specifico ideato da Stephane Kyles attraverso il quale è possibile simulare una piccola architettura client-server per gestire, in un ambiente condiviso, un flusso simultaneo di informazioni che vengono proiettate su una serie di superfici di proiezione. Nei live sets diversi wjs surfano gli URLs del web selezionando alcuni contenuti che vengono mixati insieme e proiettati, in tempo reale, su schermi multipli o altre superfici, in modo tale da realizzare una scenografia immersiva e coinvolgere l’audience in questa navigazione multipla e condivisa. In questo senso, il network di wjs estrapola la propria esperienza di ‘navigatore del web’ dal singolo schermo, esteriorizzandola e rendendola comune.

Anne Roquigny, insieme alle wjs Isabelle Arvers e Anne Laforet saranno a Perugia per realizzare il workshop Fluxn’ Remix che si concluderà con una live performance il 4 Ottobre.

Abbiamo fatto loro alcun domande per capire quali sono i fondamenti pratici e teorici che sono alla base della new media art ed in particolare delle pratiche legate al wjing.

Anne Roquigny, lei è una “curatrice di new media”. Qual’è la differenza tra un “classico” curatore di arte contemporanea ed uno che si occupa esclusivamente di media arts ?

I media artists spesso mischiano differenti forme e discipline artistiche, esprimono se stessi e creano utilizzando computers, tecnologie di comunicazione ed informatiche diverse, strumenti elettronici, suono digitale, l’interattività e la Rete. Queste forme artistiche sono molto creative e contemporanee, così come gli strumenti mediali e le idee e i concetti che con essi vengono veicolati. Il campo delle arti digitali, negli ultimi dieci anni, ha prodotto molti lavori interessanti, sviluppato il suo circuito di diffusione e naturalmente i suoi strumenti di critica. Nonostante ciò la media art necessita ancora di analisi e di essere introdotta nei canali del mercato dell’arte, delle istituzioni e dei musei internazionali, nei quali è ancora marginalmente rappresentata.

Io non tengo particolarmente alla distinzione tra curatore e curatore di new media ma comunque mi sembra importante fare una distinzione tra i due perché, per quanto “contemporanei” questi artisti siano, nel senso che rappresentano i nuovi artisti del secolo, non sono ancora abbastanza integrati come dovrebbero nel campo dell’arte contemporanea. Qui a Perugia terrà, insieme ad alcune componenti il gruppo WJs (Isabelle Arvers, Anne Laforet), il workshop Fluxn’ Remix. Può spiegarci quali saranno i passaggi fondamentali di questo laboratorio e i suoi obiettivi “educativi” ? Quali saranno le principali componenti del live set finale del 4 Ottobre ?

Il team di Wjs intende questo workshop come un momento privilegiato di scambio sull’arte e la cultura della Rete. Vogliamo realizzare con i giovani artisti che incontreremo a Perugia un ambiente emulativo ricco di stimoli dove ognuno potrà confrontare con gli altri il proprio modus operandi e le personali esperienze artistiche.

Gli artisti francesi illustreranno ai partecipanti italiani il potenziale del software wjs e portarli a mixare diversi contenuti web in modo tale da creare alcuni flussi narrativi audiovisivi in tempo reale.

Il workshop diventerà in questo modo un occasione per condividere con altri utenti internet e amanti dell’arte la propria percezione della Rete come spazio performativo, esperenziale, conoscitivo e ludico.

Si vedrà anche come ognuno dei partecipanti riesce a pensare ed immaginare una scenografia multi-screen specifica per la location perugina ; ognuno dovrà selezionare i suoi contenuti web (URLs) e presentare la propria performance nel live set finale. Una Wj session è una rappresentazione personale (o di un ristretto gruppo) di una navigazione nel web. Non c’è il rischio che la performance si concretizzi in un semplice esercizio estetico e concettuale ? E’ questo un problema attuale della maggior parte delle arti digitali e soprattutto di quelle come il media performing dove il pubblico è un importante componente dell’esibizione ?

La bellezza di una WJ performance è che tutte sono differenti tra loro : ogni artista ed ogni partecipante al workshop possiede il proprio modo di navigare il web, di manipolare i dati, di giocare con i suoni, le immagini, il testo. Alcune performance saranno più concettuali o poetiche di altre ma ognuna tiene in conto lo spazio sociale e fisico, il WJ stage.

L’audience usa internet nella vita quotidiana, è sia spettatrice che attrice, nel senso che si può relazionare alla performance, individuando gli urls, riflettendo sulla user experience individuale etc… L’ immersione del pubblico nel flusso, il modo in cui gli artisti navigano attraverso internet in modalità collaborativa e condivisa, si trasforma in una esperienza sinestetica unica. Quali sono le pulsioni espressive che i Wjs cercano di convogliare nelle performances ? Da quali necessità artistiche, intellettuali, politiche (se ve ne sono) emerge la necessità di mixare il flusso delle informazioni in rete ?

I Wjs che saranno a Perugia possiedono una formazione trasversale : sono artisti, curatori, giornalisti, teorici, ricercatori. I diversi interessi personali ed il background culturale riferito alla Rete varia molto per cui si va dall’interesse per la storia di Internet e le arti immateriali alla cultura della performance in rete, dalla vinatge netart al neen mouvement, alla relazione tra arte e videogame etc…

Estrapolare i contenuti in rete dal network stesso, rappresentarli in un ambiente multi-visuale, condividere questa esperienza con il pubblico è un piacere che abbiamo in comune. E’ un modo per noi di rendere vivo il nostro lavoro online, di attivarlo, di renderlo parte della memoria collettiva. L’ambiente multicomputer che realizziamo ci permettere di generare relazioni tra le diverse opere, di costruire un percorso all’interno della performance. Attraverso il wjing vogliamo mostrare una dimensione del web che non è spesso rappresentata, rendendo la rete parte di un ambiente fisico che si sviluppa al di fuori del singolo pc e della navigazione individuale.

Le arti immateriali possiedono la loro particolare politica, estetica e visione del sociale. Gli artisti mostrano attraverso lo humour, la derisione, l’ironia, il detournement i limiti e i paradossi del mondo della comunicazione e della tecnologia in cui viviamo. Quali sono le basi concettuali che seguirete nell’attività di modellazione dell’ambiente attraverso il flusso informatico del vostro WJ set ? Offriremo dei riferimenti a grandi artisti come Douglas Gordon o Nam June Paik che hanno trascorso la loro vita artistica creando gigantesche sculture attraverso lo schermo, portando avanti il loro personale concetto di intermedialità.

L’idea è tra l’altro quella di riflettere sul concetto di “presenza” e “tempo reale”, ripensando il concetto hiddegeriano di dasein.

La Rete ha cambiato la nostra percezione dello spazio, il modo in cui consideriamo il locale ed il distante. Oggi un opera d’arte esiste perché è potenzialmente connessa con diverse dimensioni spazio-temporali ed interagisce con molteplici spazi contemporaneamente. Sarete a Perugia con un collettivo esclusivamente femminile, cosa che “suona strana” in un campo come quello della net e web art che sembra dominato, come il resto delle professioni legate alle scienze informatiche e non solo, almeno qui in Italia, da uomini.

Questa domanda rassomiglia a quella relativa alla differenza tra arte contemporanea e media art. Se non ci fosse un problema di genere nessuno noterebbe la percentuale di uomini e donne in un programma. Quando qualcuno inizia a contare individuando un problema di bilanciamento è spesso perché esiste davvero una questione di identificazione e rappresentazione delle artiste in un campo, quello dell’arte, dominato ancora dagli uomini, soprattutto nei paesi mediterranei. A noi piace molto collaborare con uomini (Jerome Joy, Jean Baptiste Bayle, Janez Jansa, Igor Stromajer ed altri) ma sembra che molti net artists e net lovers sono donne, come la metà (o quasi) degli utenti internet. Comunque i Wjs sono perlopiù donne perché sono da tempo coinvolte nel network, donne a cui pace lavorare insieme, implementando mutualmente i propri talenti. Il mixed networking si sta sviluppando (anche grazie a persone come Moreno Barboni) e le cose stanno lentamente cambiando.

 
 
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